Rating ESG e piccole imprese

Quando si parla di sostenibilità aziendale, il pensiero corre facilmente alle grandi multinazionali, ai loro bilanci di sostenibilità e agli investimenti milionari per ridurre le emissioni. Viene spontaneo chiedersi, cosa c’entra tutto questo con una piccola impresa?

 

La risposta è: molto più di quanto si possa immaginare. Perché la sostenibilità non riguarda soltanto l’ambiente e non si misura esclusivamente attraverso grandi progetti. Ha a che fare con il modo in cui un’azienda utilizza le risorse, si prende cura delle persone, organizza il lavoro e costruisce relazioni di fiducia con clienti, fornitori e istituti di credito.

 

È qui che entrano in gioco i criteri ESG, tre lettere sempre più presenti nel linguaggio delle banche e del mondo imprenditoriale. Comprenderne il significato è il primo passo per affrontare un cambiamento che coinvolge anche le realtà più piccole. La buona notizia? Non servono necessariamente grandi budget o strutture complesse. Spesso si può cominciare valorizzando quello che si fa già e introducendo qualche miglioramento mirato.

Cosa significa ESG per una piccola impresa

ESG è l’acronimo di Environmental, Social and Governance, tre dimensioni attraverso le quali si osserva il modo in cui un’impresa affronta le questioni ambientali, sociali e di gestione aziendale. Una definizione che sembra molto tecnica ma dietro la quale ci sono in realtà scelte molto concrete, alcune delle quali, probabilmente, già parte della quotidianità della tua azienda.

Quanta energia consuma la tua azienda? Come vengono gestiti i rifiuti? Ci sono materiali che potrebbero essere recuperati invece che smaltiti?
La dimensione ambientale degli ESG – Environmental – riguarda il rapporto tra l’attività produttiva e le risorse naturali. Per una piccola impresa può tradursi in azioni semplici ma significative, come monitorare i consumi di energia elettrica e riscaldamento, ridurre gli sprechi di acqua, materie prime e materiali, migliorare la gestione dei rifiuti, investire in macchinari più efficienti o interventi di riqualificazione energetica.

 

Non si tratta di trasformare ogni azienda in un modello di economia circolare dall’oggi al domani, ma di conoscere il proprio impatto ambientale e individuare dove ci possano essere margini di miglioramento, con un beneficio che spesso si traduce anche in un risparmio sui costi di gestione.

 

Un’impresa è fatta di numeri, prodotti e servizi – ma soprattutto di persone. La componente sociale degli ESG – Social – guarda proprio alla qualità delle relazioni che l’azienda costruisce con i propri collaboratori e con la comunità in cui opera. Significa prestare attenzione alla sicurezza sul lavoro, investire nella formazione, promuovere le pari opportunità e creare condizioni che favoriscano il benessere dei dipendenti.

 

Per una realtà di poche persone, ad esempio, può voler dire introdurre una maggiore flessibilità negli orari, organizzare momenti di aggiornamento professionale o migliorare gli strumenti e gli ambienti di lavoro. Sono scelte semplici ma che contribuiscono a costruire un clima aziendale positivo e che possono fare la differenza anche nella capacità di attrarre e trattenere personale qualificato. Del resto, chi lavora bene in un’azienda è spesso anche chi sceglie di restarci.

 

Il terzo elemento della sigla ESG – Governance – è forse quello meno immediato, ma riguarda aspetti fondamentali per qualsiasi attività. La governance comprende le regole, i processi e i comportamenti attraverso cui un’impresa viene amministrata. In una piccola azienda non servono necessariamente organigrammi articolati o comitati di controllo. Una buona governance comincia da principi essenziali: trasparenza, correttezza e chiarezza nelle responsabilità. Sono tutte le scelte che rendono un’impresa più solida e capace di affrontare gli imprevisti.

 

Alcuni esempi? Definire procedure chiare per le decisioni più importanti, gestire la contabilità e le informazioni economiche in modo accurato e trasparente, rispettare gli accordi e i termini di pagamento concordati con i fornitori, adottare comportamenti commerciali corretti ma anche, aspetto di sempre maggior importanza, proteggere i dati aziendali e quelli dei clienti, prestando attenzione alla sicurezza informatica.

Perché le banche richiedono informazioni ESG anche alle PMI

Fino a qualche anno fa, quando un’impresa richiedeva un finanziamento, l’attenzione della banca si concentrava prevalentemente sui bilanci, sui flussi di cassa, sulle garanzie e sulla capacità di restituire il denaro ricevuto. Sono aspetti che rimangono centrali ancora oggi ma, nella valutazione dei rischi, si aggiungono sempre più anche considerazioni di natura ambientale, sociale e di governance.

 

Il motivo è legato all’evoluzione delle regole europee e, soprattutto, a un principio economico: la capacità di un’impresa di rimborsare un finanziamento dipende anche dalla sua capacità di affrontare i cambiamenti. Pensiamo, ad esempio, a un’attività produttiva particolarmente esposta all’aumento dei costi energetici, oppure a un’azienda che dipende da macchinari poco efficienti. Sono condizioni che, nel tempo, possono influire sulla redditività e sulla stabilità economica.

 

Per gli istituti di credito, comprendere questi fattori significa avere un quadro più completo dei rischi legati all’impresa. Anche l’Autorità bancaria europea (EBA) ha introdotto specifiche linee guida per la gestione dei rischi ESG da parte delle banche, rafforzando l’attenzione del sistema finanziario verso questi temi.

ESG e accesso al credito: cosa cambia concretamente? 

Una gestione attenta dei fattori ESG può contribuire a migliorare il profilo di rischio di un’azienda e a fornire alla banca informazioni utili per valutarne le prospettive. Questo non significa che un buon posizionamento ESG garantisca automaticamente un finanziamento o un tasso di interesse più basso. Le condizioni del credito continuano a dipendere da numerosi elementi, a partire dalla situazione economico-finanziaria dell’impresa.

 

Tuttavia, essere in grado di documentare le proprie pratiche di sostenibilità può rappresentare un elemento positivo nel dialogo con la banca, soprattutto quando si richiedono finanziamenti destinati a investimenti di lungo periodo o a progetti di transizione energetica. Prepararsi per tempo, quindi, può aiutare a presentarsi agli istituti di credito con maggiore consapevolezza e con una documentazione più completa.

Non sono solo le banche a richiedere informazioni ESG

C’è poi un altro aspetto da considerare, particolarmente importante per le piccole imprese che lavorano come fornitori di aziende più grandi. Sempre più spesso, le richieste di informazioni sulla sostenibilità arrivano direttamente dai clienti. 

 

Le imprese chiamate a rendicontare il proprio impatto ambientale e sociale possono avere bisogno di conoscere anche alcune caratteristiche della loro catena di fornitura. Così, una piccola azienda manifatturiera che fornisce componenti a un grande gruppo industriale potrebbe ricevere un questionario sui consumi energetici, sulla gestione dei rifiuti o sulle politiche di sicurezza adottate.

 

Non è necessariamente un nuovo obbligo normativo a carico della piccola impresa. Può essere una richiesta che nasce dal rapporto commerciale. La sostenibilità diventa così anche un elemento della competitività: saper rispondere in modo chiaro e documentato può facilitare le relazioni con clienti e committenti.

 

Come si affrontano, quindi, i criteri ESG quando si gestisce una piccola attività e le giornate sono già piene di scadenze, clienti e decisioni operative? Non occorre fare tutto subito. Serve, piuttosto, un percorso graduale, proporzionato alle dimensioni e alle caratteristiche dell’impresa, costruendo una fotografia realistica dell’azienda, riconoscendone i punti di forza e le aree di miglioramento. Una volta individuate le priorità, il passo successivo è definire alcune azioni realizzabili.

 

Un’azione importante, ad esempio, è mettere in ordine i dati. Si può iniziare a raccogliere le informazioni essenziali, senza complicare inutilmente il lavoro del comparto amministrativo, creando un prospetto aggiornato periodicamente con alcuni indicatori, come:

  • consumi annuali di energia e acqua
  • ore di formazione erogate ai dipendenti
  • iniziative adottate per migliorare sicurezza e benessere sul lavoro
  • interventi realizzati per rendere più efficienti i processi aziendali

 

Avere questi dati a disposizione permette di osservare i progressi, individuare eventuali criticità e rispondere più agevolmente alle richieste di banche e clienti. Un riferimento utile è lo standard volontario europeo VSME, pensato proprio per aiutare le micro, piccole e medie imprese a raccogliere e comunicare informazioni sulla sostenibilità in modo proporzionato alla loro struttura.

 

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La sostenibilità è un’occasione per rendere la propria impresa più efficiente, consapevole e preparata ad affrontare il futuro. E quando questo percorso incontra le esigenze finanziarie dell’azienda è importante poter contare su un interlocutore che conosca da vicino la realtà delle piccole imprese.

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